26 novembre 2012 0 Comments Category: A scuola di vela

Ormeggio alla fonda. Ovvero come dare fondo all’ancora e al narcisismo…

Diversi anni fa, almeno una quindicina, la mia concezione per dar fondo all’ancora ha subito una svolta decisiva.  Ci eravamo riparati dal maltempo sull’isola di Mljet in Croazia in una tranquilla baia di nome Okuklje. Aspettando il tempo che migliorasse ci eravamo organizzati e i ragazzi facevano arditi tuffi dalla poppa di un peschereccio vicino a noi, Cristina, mia moglie, aveva mobilitato parte della popolazione indigena per farsi fare quasi duecento palacinche ( spiegherò poi nella parte ricette la loro preparazione ). Quantità esagerata per le capacità del piccolo bar/ristorante tanto che i  proprietari, due vecchietti erano andati subito in giro a fare incetta di uova dai vicini. Proprio mentre io e Cristina cominciamo a sentire  con piacere il rumore della forchetta che sbatteva sulla ciotola per montare  le uova, si appresta ad ormeggiare un traghetto non molto grande (anni dopo soppresso).  Noto subito che punta il piccolo molo con la prua a bassa velocità. Sento filare la catena e l’ancora in acqua e ad un certo punto vedo il traghetto che facendo perno sulla catena effettua un derapage di 180 gradi e praticamente riesce ad ormeggiarsi di poppa in banchina.

Sweet Eva, Sun Odyssey 51La cosa allora, mi appassiono moltissimo ed oggi, specie nelle piccole e belle baie sempre troppo affollate dove dare ancora in maniera tradizionale, facendo una marcia indietro, – tanto per capirsi-, rimane un poco difficoltoso uso questo sistema. Cosi facendo riesco  ad evitare momenti di poca governabilità, che la mia barca ha, quando viene fermata con la prua al vento abbattendo facilmente sotto la sua spinta.
Questa manovra scaturisce anche dal fatto che non avendo il motore di prua devo effettuare tutto sfruttando al massimo la manovrabilità della barca , ma anche da un poco di “narcisismo velico” e da “il mio essere skipper dispettoso“ visto che questo, provocherà a bordo delle barche già alla fonda, una certa preoccupata apprensione, dissipata poi dalla precisione con cui gestisco tutta la manovra.

Vanno valutati solo dei fattori fissi che sono la distanza delle due barche tra le quali ci si vuole fermare, la velocità della propria imbarcazione che deve essere lenta per consentire alla catena di distendersi sul fondo senza strisciare il bulbo, la lunghezza della propria imbarcazione ed il calcolo del punto in cui terminare di dare catena.

Quindi una volta individuato il posto libero, con motore al minimo lo punto con la prua del mio 51 ft ,valutando il fondale e la catena opportuna da dare e quindi  inizio a calare ancora procedendo a marcia avanti. Con un fondale medio di 6 metri, faccio toccare il fondo almeno a 40 metri dalle prue delle barche all’ancora e procedo per circa 20 metri cessando di dare catena e dando un poco di timone dalla parte più libera da altre barche. A questo punto la barca inizierà a rallentare consentendo anche all’ancora di fissarsi bene al fondo e inizierà a ruotare di poppa dalla parte che  in cui ho iniziato la virata con il timone.
La barca allora, anche spinta dal vento, ruoterà di 180° e si troverà con la poppa all’altezza delle prue dei miei “allarmati vicini”. Nessuna sgassata o manovra particolare sarà necessaria per far scorrere la nostra poppa o tra le barche o per rimanere sul posto. Sarà sufficiente solo lascare qualche metro di catena per evitare l’effetto molla della catenaria.
Prima di cimentarsi in questo ormeggio, sarà comunque opportuno, in un posto tranquillo, provare come si comporta la vostra barca ma vi assicuro che questa manovra molto sicura e precisa susciterà oltretutto non poca invidia tra i vicini di ormeggio.

 

 

 

 

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